Scrivete a Leonardo Caboni

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Ferdinando GATTA

Ferdinando Gatta

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Un gioco sottile

 

La qualità magica, conturbante, della pittura di Leonardo Caboni, l´acuto senso di depaisement che ogni suo quadro genera in chi lo osserva, non deriva tanto dalla eterogeneità delle immagini che vi si raffrontano quanto dalla differenza - a volte sottilissima - di luce, di messa a fuoco, di punti di vista con cui le immagini vengono presentate.

Così non è tanto l´apparizione di Napoleone, o De Chirico o vecchi divi Hollywoodiani in contesti che in nessun modo la prevedono a turbarci, quanto la fulminea, radente luce che rischiara bruscamente un paesaggio intravisto-sognato dietro una quinta d´alberi in "Il boschetto sacro" la mirabile osmosi di nave e ghiacci e di dirigibili e nuvole in dipinti come "Antartic" e spedizione verso la terra degli iperborei; il senso misterioso di segregazione e insieme di protezione che un semplice muretto determina in "Fine d´estate e "Summertime; il contrasto tra luce naturale e luce artificiale "già caro a Magritte di "La fede negli astri"; l'immenso estendersi di un cielo stellato, rischiarato da una grande luna sul viso di una fanciulla egualmente e diversamente chiaro in "E il sogno di Cecilia.

Insomma, contrariamente alle asserzioni di Pier Reverdy, secondo il quale l´accostamento delle immagini è efficace proporzionalmente all´estraneità alla distanza fra loro delle immagini stesse, Caboni insinua sotto sotto che la posizione delle immagini non deve divergere poi troppo da quella reale, che esse anzi dovrebbero essere apparentemente simili alla realtà: discostandosene soltanto (ma è l´essenziale) per tono, valore, intensità, per acrescimento di vitalità" volendo citare Leopardi.

Il gioco, come già detto, è assai sottile.  E tira in ballo tutta una tradizione di pittura nordica che dal greco-tedesco De Chirico (contraltare ex contrario del tedesco-greco Hölderlin) risale a Böcklin e al remoto Friedrich: al quale ultimo Caboni allude esplicitamente riprendendo quel rapporto nave-ghiacci che affascinò anche Nathan e qualche pittore della "Nuova oggettività". (Per non parlare del Jules Verne dei viaggi del capitano Hatteras o di Ventimila leghe sotto i mari; quel Verne così caro a De Chirico, grande metafisico e grande sognatore di infiniti, vero nume tutelare del lavoro di Caboni)

La pittura, in sostanza,  per Caboni è la vera creatrice di depaisement, di ambiguità, di intriganti sospensioni; non è quindi questione di soggetti ma del modo in cui essi sono dipinti. Facile a dirsi e molto meno a farsi, perché ciò presuppone una reale maturità artistica.

Ma Caboni, per quanto assai giovane, è già quasi un maestro.

 

Cesare Vivaldi

(dalla presentazione della mostra personale alla Gallaria dei Greci 1994)
 

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