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2010 - Al Solstizio d'inverno
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La sostenibile leggerezza dell´essere di Emilio Gargioni
Forse perché della fatal quiete tu sei l´imago, a me sì cara vieni o sera… Questi versi di Ugo Foscolo ritornano alla mente quando mi soffermo a guardare i dipinti di Leonardo Caboni.
In quella frase ritrovo simboli, personaggi, colori e atmosfere contenuti nelle sue tele che parlano – sempre
- di solitudine, di malinconia, di ricerca di una serenità che è al di là della realtà che ci circonda, che è speranza in un futuro forse troppo lontano...
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L´incanto, nelle tele di Caboni, è dato dall´apparente leggerezza e soavità surreale che spunta improvvisamente da un elemento
inaspettato, sia esso lo sguardo all'indietro di un uomo, oppure un gatto che si stira, o un cardellino che irrompe sulla scena...
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Un crepuscolo sempre tendente al viola, spesso vestito di rosa, di lilla; negli spazi lontani in cui le nuvole compongono
disegni avvolgenti, quasi a proteggerci da pericoli imminenti... poi tutto si rasserena attraverso il simbolismo che nutre le tele di Caboni, per troppo amore – forse - per un'Arcadia lontana, per i
capolavori dei grandi maestri (Friedrich, Böcklin) da lui ammirati incondizionatamente.
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Il procedimento che porta Caboni davanti al cavalletto ha un sapore letterario. La maggior parte delle tele nasce da
un´idea che si sviluppa da un titolo. Il titolo del quadro, pertanto, costituisce la sollecitazione per proseguire nella realizzazione.
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A seguire, la rifinitura con l´uso degli oli, destinati in prevalenza alle velature, e trattati con certosina abilità. Ed
ecco che, nel teatro di Caboni, si aprono le tende del palcoscenico.
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Un tramonto "protagonista" che si misura con la città, sempre lontana, che emerge dalla molteplicità delle luci: la
città esiste, è vero, nei quadri di Caboni, ma è tenuta a distanza, per non inquinare la magia del teatro.
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Gli interni, invece, sono misteriosi e magici, per la presenza di animali od oggetti che sono simboli della malinconia, del
silenzio, della solitudine. Una conchiglia esotica, una tartaruga, un gatto appoggiato ad un busto, un pianoforte, una statuetta di un angelo...
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Anche Caboni ci parla, con il suo teatro e le sue citazioni, ma quanti sanno raccogliere il senso ed il valore dei suoi messaggi?
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Sono parole, quelle contenute nei suoi quadri, che invocano la serenità della vita quotidiana, che sottolineano
l´importanza delle piccole cose, che evidenziano la gioia del sapersi accontentare di quanto la natura ci offre: un crepuscolo da brivido, un gatto che si accoccola ai nostri piedi, un cielo solcato da
un dirigibile, un cardellino sopra un vaso antico, un´infilata di cipressi.
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2011 - Conversazione al crepuscolo
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2011 - L´incompreso
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